Quando ho visto la fotografia pubblicata su Il Messaggero, mi sono fermato un attimo a guardarla.
Se vi va, prima di continuare a leggere il mio racconto, fermatevi un momento anche voi davanti a quella fotografia.
Sapete cosa ho pensato?
Che chi non conosce la nostra storia probabilmente vedrà semplicemente una ragazza sorridente accanto a un furgoncino colorato.
Ma chi ha vissuto con noi questi giorni, in quella fotografia vede molto di più.
Vede una ragazza che, solo pochi giorni prima, aveva pianto davanti a un furgoncino completamente svuotato.
Vede un sogno che qualcuno aveva cercato di rubare.
E vede anche qualcosa che i ladri non sono riusciti a portare via.
Il coraggio.
Quel sorriso non dice: “È andato tutto bene.”
Dice:
“È successo. Ha fatto male. Ma siamo ancora qui.”
E anch'io, che sono soltanto un furgoncino, in quella fotografia mi vedo diverso.
Non vedo il vetro rotto.
Non vedo i vestiti rubati.
Vedo tutti i chilometri che ci aspettano.
Vedo le Stelline che continuano a salutarmi quando passo.
Vedo Valle Muricana, Labaro e Prima Porta che hanno scelto di non lasciarci soli.
E allora ho capito una cosa.
Forse quella fotografia non parla del furto.
Parla della ripartenza.
Perché a volte il sorriso più bello non è quello di chi non è mai caduto.
È quello di chi ha trovato la forza di rialzarsi.
Grazie a tutti voi, oggi quella fotografia non rappresenta il giorno peggiore della nostra storia.
Rappresenta il primo giorno del nostro nuovo inizio.
Con il clacson pieno di gratitudine,
Il vostro Gino il Furgoncino ❤️